Washington D.C.
Cari eccomi qui...
dopo un altro emozionantissimo viaggio attraverso l'america, che non posso non raccontare...mettete in conto che sono distrutta, ieri io e eddie siamo andati a nanna alle due per vedere di seguito i film "Io ballo da sola" (commento di eddie: le donne sono crazy e amano guardane altre crazy sullo schermo...) e "pi greco" un film su pizziol! più o meno...uno matto come lui che è ossessionanto dal significato del pi greco...sono ancora mezza allucinata...
cmq, torniamo al viaggio. Io e ed abbiamo lasciato NY alle 4:30pm di venerdì, e ci siamo fermati a Washington D.C. per la notte, viaggio lungo, come sempre qui, lunghissimo...e appena arriviamo mi accorgo che sono finita in una puntata di x-files, prima serie, e non è solo il sonno. Ragazzi, Washington D.C., la CIA, la casa bianca, il complotto lì, vicino, tutto nascosto tra queste residenze deliziose, silenziose, misteriose ma non troppo, solo stranamente calme...insomma c'è qualcosa di strano...forse il fatto che tutti lavorano per il governo, non ci sono praticamente negozi, gente in giro poca, forse la metro futurista (considerate che tutte le fermate sono esattamente come quella che vedete in foto), forse che dopo tanti film, tanta immaginazione, tanti sogni ecco tutto lì, davanti agli occhi, o cmq nell'aria. La CIA. La casa bianca. L'america dei pannelli solari. L'america della casa bianca. Filo conduttore: gli ufo, mi sembra ovvio! Ragazzi, comincio a parlare proprio come Mulder, forse c'era qualcosa nell'aria e sono stata contaminata...
E poi il laghetto e l'obelisco. Possiamo odiarli quanto ci pare questi americani, ma come si fa a non emozionarsi. Mi sono messa lì, pioveva, ma non tanto da dar fastidio, giusto quel tanto da attutire i suoni umani...ho chiesto alle mie guide (eddie e il suo amico di infanzia Clint) da dove aveva parlato Martin Luther King. Indicano il punto. Mi concentro e cerco di immaginarmi la scena. Sentire la sua voce. Non è difficile, basta aver amato un po' di cinema, un po' di storia, e un po' di sogno americano. Non è difficile, soprattutto quando si è lì. Non so se riesco a spiegarmi. Un attimo rapido in cui sembra tutto vivido, un attimo intenso che riempie tutto quello spazio, gl'occhi si scaldano, lo sento rimbombare, mi vibra il cuore...e poi di nuovo il silenzio di questa pioggia calma, l'erba trascurata, i turisti.
E poi ancora, il monumento ai caduti in Vietnam. Un muro di pietra nera, i nomi incisi. E' strano che io lo abbia visitato proprio dopo aver letto "La macchia umana" di Philip Roth...uno dei protagonisti è un reduce, e il tipo va a visitare il muro, come terapia...e poi lì, di fronte al nome del compagno morto, non prova niente. Non prova più niente. Ed capisce di non essere mai tornato vivo da quella guerra. Da lì avrà inizio la sua follia.
Il progetto è di una koreana.
La passeggiata è durata alcune ore. Prima di ripartire per la Virginia, meta: la farm di Fletcher (che ormai conoscete tutti, cane compreso).
ps:lo sapevate che D.C. è tipo il vaticano, non appartiene a nessuno stato, e i residenti non votano. Assurdo.

1 Comments:
...dopo quest'esperienza così intensa,guardarsi pigreco non è proprio quella che si definisce "una buona idea"...l'ho "visto" anche io con Enrico,credo di averne sognata una parte,riflettevo intensamente sul suo significato con gli occhi chiusi ;)...ed è folle...poi,l'affascinante spiegazione di un uomo di scienza...scusa ma tu non ce l'hai avuta :D...comunque sono rimasta nell'ordine di una comprensione sfuggente...quindi è meglio guardare le donne crazy ;)...
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