ROMA CITTA' APERTA
Parlando di casa...

sapete tutti del modo facilissimo (netflix) con cui affittiamo qualsiasi genere di film ogni settimana, ebbene ecco che per la prima volta in 27 anni mi ritrovo OPEN CITY, anche conosciuta come ROMA CITTA' APERTA a casa. Forse riuscirò a vederlo prima di morire, penso! E infatti... ecco che se alla domanda, che è più un'affermazione che spera di trovarti in fallo, tipica degli ambienti universitari romani "tu HAI visto Roma città aperta, no?!", fino a ieri avrei risposto "la Magnani che corre, e beh ma certo, ha fatto storia" scuotendo la testa seria nella speranza che basti questo assenzo a far di me una persona degna di respirare...quest'oggi posso davvero tirare un respiro profondissimo. Ebbene, per anni ho orgogliosamente preservato la mia istintiva repulsione per tutto ciò che fa Parioli o "quanto siamo colti" (e so che una delle persone a cui voglio più bene al mondo sa di cosa parlo ed è con me, perchè a noi piace spielberg, e.t. non ce lo toglie nessuno, che la forza sia con noi e pasolini e compani(y) ci conciliano il sonno!).
Ma oggi sono qui, e niente di quanto suddetto conta più. Ora voglio vedere i film italiani, datemene quanti più ve ne pare e piace. E il bello è che con eddie la visione è un piacere, niente scuotimenti di capo e frasi suggestive sulle metafore del neoralismo. Al più eddie commenterà: "it's pretty realistic!" E io penserò "ah! quanto lo amo!"...

Cmq, il film ci è piaciuto moltissimo...eddie sorpreso e divertito dal constatare quanto sono italiana: le donne che si preoccupano di quanto è in ordine la casa, o i loro capelli, in mezzo alla guerra, che ti offrono caffè, che litigano con i familiari, che si lamentano, che "sono così stanche", spaventate e ansiose...dice che nella Magnani vede qualcosa di me, meraviglioso complimento ma credo sia determinato dal fatto che, per l'appunto, sono italiana, è quello che ci vede, è ovvio (oppure il nome Pina, come una delle mie due...tette! dai che tanto lo sapete tutti che si chiamano Tina e Pina)...la paga della Marina che basta solo per le calze e le sigarette, e lei che urla all'ingegnere "se mi avessi veramente amato mi avresti cambiato", l'ufficiale tedesco che fa notare a don pietro quanto gli italiani siano tutti malati di retorica, di qualsiasi partito o credo siamo...malati di retorica. Vero. Eppure che sollievo sapere che siamo quello che siamo, con così tanta chiarezza da poterci ridere su. Con così tanta naturalezza da non poter e non voler cambiare. Eccomi qui, così italiana nella mia retorica e nei miei caffè. Che gioia ritrovarsi.
notte, b.

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